giovedì 27 luglio 2017

Storie di Monopattini

Capelli biondi perennemente spettinati e occhi brillanti che scrutano il suo nuovo mezzo di trasporto con curiosità ed eccitazione; sfiora la scocca fucsia con il piede numero 23, accarezza il manubrio e poi mi chiede "Ma se parto poi mi fermo?". 

Avrei voluto risponderle con la sicurezza di una mamma esperta guidatrice di monopattini, ma sono riuscita a proferire un lapidario "Certamente", sussurrando tra me e me "Speriamo". Alla mia veneranda età non ho mai imparato ad usare il monopattino, ho sempre osservato affascinata chi riusciva a sfrecciare per le strade con l'agile mezzo, ma non mi ci sono mai cimentata. Non ho comprensibilmente vissuto tante esperienze e mi sono ripromessa di provare a farlo ora con Lavinia, osservandola mentre impara e affiancandola nell'impresa. 



Iniziano così le nostre "Storie di Monopattini".

Il motivatore

Qualche settimana fa abbiamo accettato una sfida davvero eroica per due soggetti come me e Lavinia, abbiamo accolto con entusiasmo l'invito a far parte del #B1Monoraduno, il primo raduno ufficiale e meravigliosamente virtuale organizzato da Decathlon per raccontare quanto magico sia riuscire a coinvolgere adulti e bambini che percorrono i primi metri sui loro monopattini B1 Oxelo, concepiti proprio per far fronte alle esigenze dei più piccoli. La facilità di utilizzo è garantita dal sistema direzionale, che accompagna il giusto bilanciamento del bambino in ogni curva, aiutandolo anche nello sviluppo delle facoltà motorie, importantissime tra i 2 e i 4 anni. Le ruote sono in gomma PU e i cuscinetti ABEC, un binomio perfetto per evitare di prendere troppa velocità, rischiando capitomboli memorabili come quelli che già presagivo prima di leggere le caratteristiche nel dettaglio.

L'incoraggiamento

Il percorso che abbiamo scelto per testare i nostri monopattini è quello che mi scalda il cuore, la mia amata Puglia e le sue campagne, le strade moderatamente dissestate, quasi deserte e circondate da ulivi secolari, incastonati nella terra rossa tra i muretti a secco. Abbiamo indossato i caschetti e ci siamo lanciate "nell'avventura", come direbbe Lavinia con un urletto carico di entusiasmo. 

La mia goffaggine è stata prontamente immortalata, così come la sua incosciente spavalderia nel darsi la spinta con quelle gambette instancabili sul suo monopattino fucsia (quando abbiamo scelto il colore della scocca non ha esitato neanche un attimo, giustificando il fatto che l'abbinamento con il caschetto fosse fondamentale). Vista la location rurale e la passione per un noto cartoneanimato del momento la nostra squadra è stata ribattezzata da quella alta meno di un metro come "Gechi Singerfood". Sono convinta che al momento sappia perfettamente cosa indichi la parola Geco, ma non quella Singerfood. 




Precisazioni a parte è stato un pomeriggio memorabile: lei che rideva, io che cadevo, mio padre che fotografava con la mano meno ferma di un uomo su una scialuppa di salvataggio dispersa nel mare in tempesta, i gechi (quelli veri) che ci osservavano con diffidenza, i monopattini che si sono sporcati neanche fossero moto enduro e i ricordi da collezionare, quelli belli che rimarranno impressi nella memoria insieme alle immagini che gli occhi hanno scattato. Tutto questo mentre imparavamo a percorrere la nostra strada usando il monopattino, lo stesso che porteremo anche a Milano a vacanze terminate, determinate nel far conoscere il coraggio dei gechi goffi anche in quel della Lombardia.

Il vincitore indiscusso




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