lunedì 16 novembre 2015

QUANDO SI DIVENTA FAMIGLIA

Il giorno in cui ho scoperto di aspettare un bambino vivevo con Pietro già da 7 anni, la nostra quotidianità era scandita da ritmi serrati, gestiti in modo impeccabile da entrambi. Ognuno con i suoi impegni e insieme coinvolti in innumerevoli attività, mai una discussione per la gestione pratica delle incombenze domestiche. Ci siamo riconosciuti come squadra dal primo giorno in cui siamo andati a vivere insieme. Il momentaneo disordine di chiavi abbandonate sul tavolo della cucina o di vestiti fluttuanti in camera da letto è sempre stato motivo di scherno, ridevamo del nostro essere fuori dallo stereotipo della coppia da vignetta del settimanale di enigmistica.



Poi un giorno, poco più di un anno fa, è arrivata lei, con i suoi occhi lucenti e quel sorriso abbagliante, prima illuminato solo da lisce gengive e oggi pronto a incorniciare due grandi dentoni. Dei primi mesi con Lavinia ricordo la stanchezza fisica, le notti trascorse a riprogrammare il mio metabolismo e la gioia delle sue scoperte. Non so individuare con esattezza il momento in cui ho capito che, quella piccola grande ragazza, stava pian piano facendo vacillare la certezza del nostro sentirci “super eroi dell’organizzazione”.

Si è innescato all’improvviso un subdolo meccanismo della scelta: o tenevo in ordine la casa o riuscivo a farmi una doccia. Dovevo scegliere se accogliere gli amici nel nostro soggiorno con una coda che occultasse la necessità di uno shampoo o se uscire ben sistemata, accettando di trovare, al rientro, piatti da lavare e biancheria da sistemare. É stato proprio allora che ho capito: eravamo diventati una famiglia, ma non perché lo dicesse lo stato anagrafico. Famiglia è quando si scende a compromessi con le proprie necessità e a volte anche con i bisogni primari, preferendo il benessere collettivo, cercando di gestire al meglio marito/figlia, lavoro e altri affetti.

Ho provato più volte a capire se c’è possibilità di evitare le pericolose acrobazie giornaliere per non arrivare la sera a guardarmi allo specchio strabuzzando gli occhi, convinta di essermi trasformata in una perfetta sintesi tra wonder woman e la sposa cadavere. Le amiche pluripare dicono che devo rassegnarmi, su quello specchio difficilmente ritroverò il riflesso di labbra con rossetto e capelli in ordine. Almeno non senza la presenza costante in casa di almeno 2 nonne, una baby sitter e due domestiche.

Sono ottimista di natura e voglio credere che sia possibile anche senza assumere l’esercito dei miracoli invocando la divina provvidenza. Così coinvolgerò, suo malgrado, il mio compagno di vita, quello che ama cucinare e lo fa in modo impeccabile, ma che spesso mi lascia l’annosa incombenza preceduta dalla brillante premessa: “Era buonissima la pasta, vero? Vedrai domani cosa preparo per pranzo, ma oggi lavali tu i piatti, io non riesco …”.

Proprio così: Pietro ha accettato la sfida. Parteciperemo a un esperimento sociale, in forma di reality, insieme ad altre venti famiglie. “Promessa Mantenuta” è la geniale iniziativa di Kinder Cereali, nata per rispondere ai bisogni delle mamme, quelle che come me si ritrovano a dover gestire molteplici impegni seppur munite di una sola testa, due mani e prive del dono dell’ubiquità. I papà saranno coinvolti dando un aiuto concreto e tangibile, ogni famiglia sceglierà una faccenda domestica che sarà svolta quotidianamente dagli uomini, lasciando dieci minuti di totale anarchia alla mamma. La promessa sarà reiterata per 21 giorni, nel nostro caso 21 giorni di pranzi succulenti e altrettanti lavaggi di piatti riservati esclusivamente a Pietro.


Vi racconteremo ogni settimana i progressi e le novità della #PromessaMantenuta; potrete seguirci sui nostri social network e nella sezione dedicata del sito kindercereali.kinder.it. Sono sicura mi troverete rilassata e con lo smalto appena applicato, con i capelli in ordine e sorridente. Avrete notizie anche di Pietro, mi auguro non da Honolulu dopo una rocambolesca fuga.

Post in collaborazione con Kinder Cereali

2 commenti:

  1. Bravi ragazzi! Bell'articolo come sempre e brava tu a essere ottimista, lezione da imparare. Io spesso arrivo al weekend, con del lavoro da fare dopo una settimana di lavoro, e mi chiedo se tutti quelli che conosco hanno un uomo/ una donna delle pulizie, perché ogni ricordo che ho delle loro case mi richiama ordine e pulizia.
    E non cucino quasi mai (ci pensa il mio ragazzo) e non abbiamo figli, per ora.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Martina,
      la verità è che spesso non si parla della difficoltà che si fa a crescere figli e gestire una casa senza una "famiglia allargata" e forse è anche giusto così, una cosa è certa: la soluzione si trova sempre, più o meno a fatica! :)

      Buon week end
      Francesca

      Elimina