giovedì 31 ottobre 2013

Buone Forchette per AIL: il mio punto di vista

Stamattina ho letto il comunicato stampa. L'ho riletto più di una volta, convinta di non aver capito bene. Alla fine me ne sono capacitata e dopo aver espresso il mio parere in privato mi ero ripromessa di non tornare sulla questione. 

Sono qui a scrivere perché non ce l'ho fatta. E' un pensiero fisso da ore. Per me la BENEFICENZA è una cosa seria. Chi mi conosce lo sa, sono quella che a diciannove anni ha lavorato una stagione per poter trascorrere venti giorni in un orfanotrofio della Romania più povera e che prima di sostenere una ONLUS deve ricevere certezze, leggere documenti ed ottenere risposte. Appoggio progetti e sostengo campagne, convinta che aiutare la ricerca o il prossimo faccia sempre bene a tutti, forse soffro della fantomatica "sindrome da crocerossina" o semplicemente credo ancora nella bontà dell'essere umano. Premessa doverosa per spiegare cosa in questa campagna non condivido.

Il progetto si chiama Buone Forchette per AIL, è una raccolta fondi, che avrà inizio il 4 Novembre e terminerà il 28 Febbraio, mirata a finanziare un progetto scientifico nato tra AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Mieloma) e l'Università degli Studi di Milano. Soggetti coinvolti in questa innovativa campagna di fundraising sono 30 noti ristoranti milanesi e i loro clienti.

Il meccanismo di donazione è semplice, vi riporto testualmente: "Al termine del pranzo o della cena, al momento del conto, basterà affidare al cameriere la propria donazione volontaria - a partire da 2 euro - che verrà automaticamente devoluta ad AIL. Per ogni contributo i ristoranti rilasceranno ai clienti una regolare ricevuta"

I clienti si recano al ristorante e a fine pasto gli viene data la possibilità di donare, ok. E il ristoratore? Ai miei occhi, quelli di "una buona forchetta milanese", il meccanismo non è apprezzabilissimo. Insieme alla ricevuta della donazione, mi piacerebbe vedere un apporto monetario anche da parte dei locali. La butto lì: la somma del coperto dei clienti che donano o anche solo un euro di questo. Insomma: un contributo reciproco. Se decido di venire a mangiare nel tuo ristorante perché mi è anche data la possibilità di sostenere l'AIL vorrei che tu facessi lo stesso, anche solo con una somma simbolica. La beneficenza riguarda tutti, non posso accettare che nei prossimi quattro mesi rimbalzino i nomi dei 30 ristoranti in questione senza che sia data concretezza del loro impegno (al di là della compilazione della ricevuta), volgarmente sembrerebbe sterile visibilità e non credo sia uno degli obiettivi di questa campagna.

Credo nella bontà del genere umano, l'ho scritto sopra e lo ripeto. Probabilmente mi sarà sfuggito qualcosa, certo è che al momento piuttosto che donare un minimo di 2E dopo una cena in uno dei ristoranti segnalati preferirei donare direttamente all'associazione o acquistare una copia autenticata dell'opera originale "Buone Forchette" realizzata dall'illustratore Gianluca Biscalchin, che con un'offerta minima di 25E è stata concepita per finanziare lo stesso progetto, nell'ambito della stessa iniziativa.

Non posso credere che sia davvero tutto qui o almeno, si volesse contemplare questa formula lo si facesse in modo sistematico, tutti i mesi, non solo per un periodo in cui l'iniziativa più che stimolare la donazione fa storcere il naso.




3 commenti:

  1. Concordo su tutto, c'è poco da aggiungere. Un abbraccio

    RispondiElimina
  2. Assolutamente d'accordo! In questi giorni, per lavoro, sto avendo a che fare con e associazioni di beneficenza, quelle grandi e nazionali, e credetemi... alcune giocano a fare le aziende!!! C'è del marcio non solo in Danimarca! =/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non parto mai prevenuta, anzi, quando si tratta di raccogliere fondi per cause nobili tollero anche i sistemi borderline (per dire), ma questa volta non son riuscita davvero a capire. Sigh.

      Elimina