martedì 21 maggio 2013

Un PASTO BUONO nelle nostre città

Una domanda per tutti voi: sapete che fine fa l'eccedenza invenduta di bar, self service e gastronomie? Ecco, questa stessa domanda me la sono posta per la prima volta una decina di anni fa, quando sono andata a vivere da sola per frequentare l'università ed ho pian piano acquisito consapevolezza di cosa sia una gestione domestica e quali dinamiche bisogna assecondare per ridurre al minimo gli sprechi. Facevo la spesa intorno all'orario di chiusura in grandi supermercati a Milano (nella mia piccola città pugliese le verdure si acquistavano ed acquistano esclusivamente da contadini e fruttivendoli) e non mi capacitavo del fatto che tanta frutta finisse in grandi sacchi neri, magari perché un po' ammaccata o troppo matura.

Ad una semplice domanda posta a tanta gente, più o meno competente, ho ricevuto risposte poche volte soddisfacenti e sempre troppo complicate da comprendere per il mio buon senso. Perché destinare al macero se tante famiglie hanno quotidianamente difficoltà ad acquistare cibo? Non sarebbe più semplice e giusto destinare tutto il surplus di piccola e grande distribuzione alimentare ad associazioni che aiutano gli indigenti? Soluzioni semplicistiche le mie, che non tengono alcun conto di problemi burocratici e sanitari che si annidano dietro ad un cespo di insalata o ad un barattolo di passata di pomodoro. 

Qualche settimana fa, finalmente, tutte le mie domande hanno trovato una risposta non solo teorica, ma anche pratica. Ho scoperto dell'esistenza di PASTO BUONO, un progetto di recupero di eccedenze alimentari invendute dal settore della ristorazione a fini di solidarietà sociale. Questo è nato all'interno di QUI Fondation, la Fondazione di QUI!Group presieduto da Gregorio Fogliani, realtà imprenditoriale che da più di vent'anni opera nella ristorazione e che ha dato vita ai famosi "Buoni Pasto" (QUI Ticket), largamente utilizzati da società pubbliche e private. E' il 2007 quando il Presidente matura la decisione di fare qualcosa di concreto per ridurre gli sprechi alimentari generati nella ristorazione, settore da lui ben conosciuto. Grazie alla collaborazione di associazioni e lodevoli donatori  si riesce in pochi anni a far nascere un progetto che dal Giugno del 2007 ad oggi fa contare 50mila pasti donati l'anno. Città coinvolte Genova e Firenze, ma l'obiettivo è molto più ambizioso e necessita dell'aiuto di tutti. Far diventare il Pasto Buono una pratica diffusa può essere un passo importante per la lotta alla povertà nella nostra penisola.

Pasto Buono, l'indicazione degli esercizi aderenti

Le modalità attraverso cui si opera sono differenti. Il primo intervento diretto è la raccolta di prodotti presso gli esercizi di ristorazione ad opera dei volontari di Onlus ed associazioni che ridistribuiscono il tutto alle mense per i bisognosi. Poi ci sono le card sociali precaricate, buoni pasto elettronici spendibili dalle persone bisognose a cui vengono assegnate per l'acquisto di pasti da consumare in bar e self service o direttamente a casa, a seconda delle attività aderenti e delle disposizioni indicate da Comuni ed Onlus che partecipano.

Gli ESERCENTI che possono diventare donatori di Pasto Buono sono: bar, macellerie, mense, panifici, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, rosticcerie, gastronomie, tavole calde, supermercati, ipermercati e mercati generali. Proprio tutti possono partecipare e diventare protagonisti di un importante iniziativa che si vuole diventi consuetudine ovunque (godendo anche dei vantaggi fiscali che la partecipazione a tale attività a scopo benefico contempla). Ad ogni aderente verrà fornita la documentazione giustificativa dei cibi donati e non venduti e sarà direttamente coinvolto nell'attività di comunicazione e visibilità del circuito Pasto Buono a livello nazionale.

Per avere un'idea chiara di come poter partecipare da "Esercenti/Donatori" o "Beneficiari" potete contattare direttamente la Fondazione a info@pastobuono.it - tel 010 5767411 o visionare il SITO PASTOBUONO.IT . A Genova dal Giugno del 2007 vengono raccolti cibi freschi o cucinati, conservati e poi portati alle idonee temperature in appositi contenitori presso le mense per i poveri della città. E' vivo l'entusiasmo dei volontari che si occupano della raccolta e di tutti i cuochi, i baristi ed i ristoratori che a fine giornata riescono a trovare il tempo di sistemare adeguatamente le eccedenze alimentari della propria attività per consegnarle ai volontari.

Nel nostro piccolo vogliamo aiutare Pasto Buono a crescere, lo facciamo perché è un progetto in cui crediamo fortemente e ci rendiamo disponibili già da ora ad aiutare nella raccolta del cibo quando anche a Milano questa sarà pratica diffusa. Tenete d'occhio insieme a noi la Fondazione, è il minimo che possiamo fare per rendere il nostro paese migliore.

2 commenti:

  1. Oh, finalmente!!! Tanti anni fa i miei genitori, che hanno sempre avuto un bar tavola calda, prima a Milano, ora in provincia di Varese, si dannavano l'anima perché volevano dare tutto il cibo avanzato in beneficenza e nessuno lo accettava per mille motivazioni: non era sottovuoto, non era controllato, non era stato confezionato in ambiente sterile ecc ecc. Ci siamo sempre chiesti (e la risposta la sapevamo) se chi aveva fame davvero avesse tutta questa necessità di vedersi arrivare tra le mani un piatto di pasta confezionato in ambiente sterile piuttosto che no (anche perché era la stessa roba che mangiavamo noi e i clienti)...
    Sta di fatto che chiedemmo a una miriade di associazioni di Milano, e alla fine ci arrendemmo.
    Era proprio ora che qualcuno facesse qualcosa, così siamo più felici tutti!

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    1. Abbiamo avuto la tua stessa reazione d'entusiasmo, ci sono dinamiche burocratiche che è davvero difficile comprendere, quella per la donazione delle eccedenze alimentari era una di queste! ;)

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